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Editing Duemila. Per una filologia dei testi digitali

Paola Italia
Roma, Salerno Editrice, 2020, pp. 248
€ 21,00 (paperback) | € 14,99 (ebook)

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Sette anni dopo la pubblicazione di Editing Novecento (Salerno Editrice, 2013), Professoressa Ordinaria di Letteratura italiana e Filologia moderna e contemporanea all’”Alma Mater Studiorum” Università di Bologna, torna con il nuovo libro Editing Duemila (Salerno Editrice, 2020) ad analizzare criticamente l’evoluzione dell’edizione testuale, in particolare dei testi digitalizzati e nativi digitali. L’autrice sin dalle prime righe coglie l’effetto che la rivoluzione digitale ha apportato allo statuto del testo, all’autore, all’editore e al lettore: la figura dell’editore si eclissa lentamente a favore di un autore-editore che interviene continuamente sul testo dopo la sua pubblicazione in rete. Di conseguenza, il lettore perde la capacità di discernere la correttezza di un testo e tollera maggiormente gli errori: insomma, la perfezione testuale costantemente ricercata nel secolo scorso cede il posto ad una perfettibilità, ad una costante correzione e ad un’impossibilità di sapere se il testo online giungerà mai alla sua forma definitiva.

Paola Italia non intende fornire un paradigma per i testi digitali, ma vuole rendere noto il profondo cambiamento che attualmente viviamo e soprattutto articolare una riflessione sulle conseguenze di questa transizione, dai testi agli attori coinvolti. L’autrice indaga sul “caso digitale” con straordinaria meticolosità: il testo digitale si posiziona al centro di un’indagine oggettiva e intelligente, tutte le problematiche vengono messe in evidenza e analizzate nel profondo senza tralasciare nulla. Questo non significa che Italia sia contraria alle edizioni digitali o si esprima in modo totalmente negativo sul mondo della rete: anzi, l’autrice rileva i vantaggi che la filologia può ricavare dal web, ma intende anche invitare il lettore ad operare un discernimento sull’enorme quantità di testi che si trovano online soprattutto grazie a Google Books. Italia invita il pubblico a comprendere – attraverso parametri di valutazione e l’analisi di due case study interessanti, Manzoni e Leopardi – quanto sia importante risalire all’origine del testo riprodotto, cioè l’edizione di riferimento. In particolare, per questi grandi autori si corre troppo spesso il rischio di imbattersi in edizioni antiquate, obsolete, e molti utenti Google non possiedono le competenze necessarie per giudicare compiutamente l’affidabilità del testo. Italia analizza i principali risultati della ricerca Google per questi grandi autori e rileva come i siti più cliccati siano anche quelli meno affidabili, quindi descrive i progetti che hanno interessato Manzoni e Leopardi e che cercano di coniugare affidabilità testuale e usabilità digitale (ad esempio: Philoeditor ManzoniDigitalzibaldone.net).

Testi di qualità o junk text?

Il lavoro di selezione e interpretazione che un tempo veniva assolto dal curatore-filologo spetta all’utente, ma l’utente non ha alcuna competenza per farlo. Il lettore Google, onnivoro, incapace di distinguere tra junk text e testo di qualità, diventa spesso – come vedremo – anche parte attiva del processo di proliferazione di testi attraverso il popolo di Wikisource, una comunità attivissima, impegnata giorno e notte a trascrivere testi online, ma che ignora le più basilari norme della filologia, e che ha popolato la rete di testi trascritti e verificati (…) da edizioni prese a caso, scelte per una loro presunta storicità, antichità, prestigio di copertina, che diventano però testo base per la trascrizione di edizioni digitali del tutto inaffidabili.

Paola ItaliaEditing Duemila. Per una filologia dei testi digitali, Roma, Salerno Editrice, 2020, p. 41

Quali testi offre Google Books? Il colosso americano si presenta come un enorme fast food, un discount letterario dove il lettore onnivoro si nutre indistintamente di tutto ciò che gli viene proposto. Italia rileva come ormai l’impronta dell’editore stia scomparendo: l’edizione digitale può essere continuamente modificata, manipolata secondo il gusto personale dell’autore. Nel web, inoltre, non vi è alcun filtro che possa impedire ad un utente totalmente ignorante in materia filologica di immettere un testo scorretto. Basti pensare alla crescente attività del popolo di Wikisource e alla conseguente proliferazione di edizioni non dichiarate, non verificate, mentre molte edizioni ad alta affidabilità vengono oscurate dal SEO. Del resto, non sempre il lettore Google ha le competenze necessarie per valutare un’edizione e nemmeno il tempo di approfondire la ricerca web. Si stanno moltiplicando testi non curati, «portatori sani di un analfabetismo regressivo» e gli autori si privano di quel momento autoriflessivo innescato dal confronto con l’editore per la consapevolezza delle loro opere.

Italia chiarisce che il web non rappresenta un pericolo per la filologia, ma il tipo di filologia da applicare nella rete incide irrimediabilmente sul risultato finale. L’autrice mette in luce due filologie principali: author oriented e reader oriented. Questa scelta pone molti interrogativi: dovremmo creare due versioni della stessa edizione, una più Google oriented che permetta di eseguire ricerche in rete e un’altra più “formale” e più attenta alle varianti storico-linguistiche dei testimoni? Non è facile rispondere, ma Paola Italia invita il lettore ad una riflessione sui rapporti tra queste due filologie nel mondo digitale e a tutti i pro e i contro di queste due scelte così contrapposte. L’autrice spera che in futuro si sviluppi una forte consapevolezza sugli errori del web e una conseguente diffidenza dell’approssimazione del mondo di Google.

Il futuro dei testi digitali

Ormai bisogna seriamente interrogarsi su quale futuro incombe sui testi elettronici e sulla filologia digitale. Sempre più filologi si sono avvicinati a questa realtà e hanno visto nel web un modo veloce e innovativo per promuovere le loro edizioni. Per questo è necessario trovare un modello, come il White Paper del Committee on Scholarly Edition della Modern Language Association (MLA), che funga da linea guida per l’affidabilità delle edizioni native digitali. In Editing Duemila l’autrice mette in evidenza come questi lavori filologici dovrebbero sempre garantire l’usabilità nel tempo, ma ciò diventa un problema per molte edizioni, la cui precarietà finisce per minarne anche l’autorevolezza. Inoltre, l’edizione digitale, mancando l’impronta editoriale, rimane un continuo work in progress e non sempre garantisce l’affidabilità come prodotto di ricerca. A questo proposito si inserisce la proposta di Peter Shillingsburg (2017), che avanza idee molto concrete sull’importanza delle evidence, le prove documentarie, la disciplina e il metodo. Ecco che le edizioni digitali diventano convenient, cioè “sostenibili”: Shillingsburg compie una rivoluzione, poiché mette al primo posto le esigenze del lettore, ovvero la “convenienza” di un’edizione digitale piuttosto che una cartacea. Per questo è imperativo creare edizioni digitali sostenibili in piattaforme che durino nel tempo e siano implementabili da utenti futuri. Shillingsburg insiste sulla sicurezza del sito web per bloccare accessi indesiderati e sulla possibilità di salvare i contenuti. Non solo, bisognerebbe evitare marcature complesse, sovrapposte o annidate e puntare sulla marcatura minima, lasciando aperta la libertà in futuro di aggiungerne altre. La proposta di Shillingsburg, in sostanza, sembra la più ragionata e sensata per il futuro della filologia dei testi nativi digitali, che in questi anni sta muovendo i primi passi. D’altronde la filologia, secondo Manganelli (2020), è un processo indiziario che deve avere sempre come risultato il testo, e i filologi del terzo Millennio devono adoperarsi per costruire una collettività intellettuale connessa e capace di condividere i risultati.

Paola Italia presenta Editing Duemila al ciclo di incontri Extrema Ratio organizzato dall’Università di Siena

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